sabato 25 settembre 2010

Masseria


Questo quadro da me realizzato nel 2009 raffigura una bellissima masseria sulla strada Cellino S. Marco - Campi Salentina: la struttura è ormai abbandonata, ma il contesto ambientale è davvero bello; è circondata da campi di grano e alle spalle un bosco ne delinea l'architettura.

lunedì 14 settembre 2009

50 cose che Internet ha ucciso: riflessioni sulla Rete

L'affermazione può sembrare scontata, ma vale la pena ricordarla: Internet ci ha cambiato la vita, in bene o in peggio, a seconda dei punti di vista, ma la quotidianità prima della Rete non si ripresenterà, a meno di non cambiare pianeta. Descrivere i mutamenti sociali, economici e politici che il World Wide Web ha portato nel mondo è un'impresa ardua, ma Matthew Moore, giornalista di Telegraph, ha stilato una sua personale lista di 50 cose o attività che Internet ha spazzato via con il suo avvento.

Alcuni punti sono indiscutibili, altri umoristici, altri opinabili, ma mi sembra opportuno leggere l'articolo e guardare oltre le righe: una riflessione sul fenomeno del Web può far bene tanto alla cultura generale, quanto alla capacità di proiettarsi nel futuro, guardando al mezzo e alla sua pervasività come un modo per conseguire obiettivi anche ambiziosi.

Fra gli aspetti legati alla cultura collettiva, e non sempre a carattere positivo, l'autore ricorda come Internet abbia leso in parte alla corretta manifestazione del pensiero, mettendo in condizione chiunque, anche a torto, di accendere dibattiti e alimentarli in modo tutt'altro che etico. Anche la vita sessuale degli adolescenti è stata sconvolta da Internet: questi acquistano online prodotti pornografici alimentando un mercato che non sempre si mantiene sulla legalità; la musica è al contempo un altro beneficiario e vittima eccellente di Internet: si scaricano sempre più spesso brani singoli — talvolta in contrasto con il copyright — a discapito degli album, che un tempo invece si acquistavano diligentemente per intero, anche se poi si ascoltavano solo in parte.

Guardando ai costumi, Matthew Moore fa notare che l'avvento delle connessioni internet, come quello dei telefoni cellulari, ha "ucciso" la puntualità delle persone, che comunicano con un messaggio il proprio ritardo a un appuntamento solo pochi minuti prima dell'ora prefissata, quando in passato ciò non era possibile; e inoltre, poiché è noto che tutto può essere trovato velocemente in Rete, le informazioni non vengono più memorizzate, riducendo l'uso della memoria personale.

Ma giacché ogni cosa, oltre ai contro, presenta dei pro, possiamo dire in compenso che le leggende metropolitane hanno ormai i giorni contati, esse sono puntualmente smentite in Rete, e così pure l'aurea magica che film e telefilm hanno costruito intorno a personaggi famosi: Internet ne svela i misteri, i peccati, gli errori, mettendo a nudo quanto umanità ci sia intorno a personaggi costruiti dalla TV o dall'immaginario collettivo, obbligandoci a guardare a ciò che non abbiamo mai voluto vedere.

giovedì 18 giugno 2009

Chi trova un amico trova un tesoro

Gironzolando in Rete sono stata colpita da questa graziosa vignetta, più realistica di quanto il nostro idealismo non riesca a concepire.

martedì 26 maggio 2009

Dedicato a chi non teme la Rete

La scorsa settimana Twitter è finita nel mirino degli psicologi, che hanno messo sotto osservazione critica il noto sito di microblogging, perché ritenuto uno strumento tutt'altro che adatto allo sviluppo della sensibilità degli utenti. Oggi tocca a Facebook il banco degli imputati, ma per motivazioni ben più complesse.

Serve dunque una premessa: il mondo di Internet è per antonomasia uno spazio libero e deputato alla manifestazione del pensiero di ogni utente; dalla Rete è possibile apprendere ciò che avviene in paesi dittatoriali, smascherare reati anche gravi e accrescere la consapevolezza nei confronti delle problematiche ambientali. Questa maggiore libertà è intrinseca allo strumento stesso, che non si presta a essere controllato facilmente. Ma come si può identificare il confine fra libertà d'espressione e reato?

La problematica ha toccato anche Facebook, che in queste settimane molti hanno tartassato affinché i gestori del sito rimuovano alcuni gruppi che negano l'Olocausto.

Facebook ha accettato di bannarne due sui cinque noti, ma qualcuno non è soddisfatto del risultato, ritenuto insufficiente a garantire il rispetto di tutti coloro che hanno patito - direttamente o indirettamente - le conseguenze dell'Olocausto e di quanti tengono alla conservazione di una memoria storica integra.

Facebook si difende: ci sono le autorità che potrebbero indicare come comportarsi e comunque il team sta monitorando questi gruppi e interverrà qualora essi inneggino alla violenza o all'odio.

Tuttavia, alcuni detrattori di Facebook hanno fatto notare che frasi come "Jews use the holocaust to achieve their agenda of killing innocents. Israel is the holocause (sic) of today" sono già espressione di un atteggiamente deviato.

Ecco dunque il vero problema: la libertà di espressione non è un diritto che possa giustificare tutto, e per questo esisterebbero le leggi, ma partendo dall'Italia, dove l'apologia di reato resta una fattispecie criminosa ancora in vigore, non è purtroppo facile da configurare, rendendo assai difficile l'imputabilità di qualcuno sulla base di manifestazioni di pensiero estremiste.

Non resta dunque che combattere questi gruppi con l'unica arma che Facebook e la Rete mettono a disposizione: l'aggregazione di pensiero intorno alle problematiche dell'Olocausto e delle sue conseguenze potrebbe forse valere di più di qualunque censura; inoltre boicottare questi gruppi, isolandoli nel contesto del social network, li indebolirebbe e li porterebbe all'estinsione.

Resta poi una verità: non si teme ciò che si conosce; è bene dunque divulgare idee positive che facciano chiarezza sull'Olocausto e che mettano in risalto il valore di tutte quelle vite stroncate nei campi di concentramento. L'ignavia di certi esponenti Facebook ha un proprio girone nell'Inferno dantesco, e uno in quello della Rete...

Agnese Bascià

mercoledì 22 aprile 2009

Dedicato a chi vorrebbe un composter nel proprio giardino

La raccolta differenziata a Lecce è un'opinione: fra i cittadini c'è chi ritiene che sia da farsi e c'è chi pensa che è troppo complicata; fra gli addetti ai prelievi, c'è chi ritiene che non valga la pena prelevare la differenziata quando piove, c'è chi la raccoglie e la rende indifferenziata mettendola in un unico camion con la spazzatura biologica e chi invece si preoccupa di fare il proprio lavoro ed effettuare il dovuto pick-up.

In questo clima piuttosto eterogeneo di interessi e mancati controlli si inserisce il composter, ovvero quel raccoglitore che mangia i rifiuti deperibili e restituisce terriccio. Il composter è una bella idea, qualcosa che può ridurre notevolmente la quantità di rifiuti nelle discariche e integrare il naturale consumo del terreno nei giardini di casa.

L'idea è tanto più bella se è il Comune a regalarti il composter, che di solito costa intorno ai 100 euro, soldo più soldo meno in base alla grandezza.

Ma come tutte le cose leccesi, un'idea si trasforma sempre in un imbroglio di stile manzoniano, dove le azioni semplici si trasformano in complicate e scoraggianti. E così anche il composter diventa un'opinione...

Eccovi la storia: qualche mese fa il Comune di Lecce - quello che non riesce a togliere i cassonetti della spazzatura dalle strade e non controlla dove finisce la differenziata - pubblica un bando per l'attribuzione dei composter.

E qui già dovrebbe scattare il campanello di allarme: un bando per mettere un composter nel proprio giardino? Sì, il bando è pubblicato sul sito del comune insieme alla domanda da inoltrare e protocollare.

Il bando infatti recita testualmente: "I cittadini di Lecce interessati alla concessione di una Composteria in comodato d’uso gratuito (NDR: gratuito è una parola grossa, stante il fatto che paghiamo le tasse), da utilizzare nell’area verde di pertinenza della propria abitazione o nel giardino condominiale, per il compostaggio domestico dei rifiuti urbani di natura organica prodotti dalle proprie famiglie, potranno presentare apposita domanda al protocollo comunale, utilizzando gli appositi moduli distribuiti dal Settore Ambiente sito al v.le Rossini civ. 110 piano 3°, entro il 31/01/2009. Nel caso di giardino condominiale la richiesta dovrà essere inoltrata dall’Amministratore Condominiale. Il Settore Ambiente provvederà alla selezione delle domande pervenute ed alla costituzione dell’elenco dei beneficiari".

Mi verrebbe da chiedere agli amministratori, in primis, perché non tutti i cittadini con un minimo di spazio idoneo possono avere un composter e, in seconda battuta, vorrei sapere se in allegato alla domanda dobbiamo anche presentare le foto del nostro giardino, con l'albero deputato a fare ombra altrimenti il composter non funziona.

Questo è il punto della situazione: strano, ma vero, a Lecce non si riesce a gestire un appalto da 6 milioni di euro, che avrebbe dovuto far funzionare la raccolta differenziata; inoltre anche le idee migliori, come delle belle mele rosse nascondano il baco.

Naufragato il sogno del composter gratis non ci resta che inseguire quello della metropolitana di superficie, che per ora ha solo prodotto fili per le soste dei piccioni, ma forse è meglio non illudersi troppo stando agli insuccessi delle prove tecniche.

giovedì 27 novembre 2008

Dedicato a chi non ricorda come eravamo noi Italiani

"No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa", così diceva Consalvo Uzeda, nel romanzo I Viceré di Federico De Roberto.

Ma poiché noi, Italiani di oggi, non ricordiamo poi molto del nostro costume di qualche tempo fa, non possiamo poi dire molto circa la verità o falsità di una simile affermazione, frutto di un'epoca e di uno sviluppo storico, che oggi sembra tanto lontano.

Da questa piccola premessa è nata un'idea: quella di costituire un gruppo fotografico su Flickr che raccolga le immagini degli Italiani che ci hanno preceduti e che, talvolta, hanno fatto parte delle nostre vite, in qualità di nonni, avi, parenti.

Pietro Pezzuto

Il gruppo si chiama Italiani, brava gente - e come se no? - e raccoglie foto provenienti da diverse parti d'Italia e del mondo, con una piccola didascalia, che possa offrire qualche spunto di informazione o di riflessione sugli Italiani dell'altro secolo.

L'idea della condivisione su Internet di un tale progetto mi è sembrato piuttosto naturale: la Rete unisce chi sta lontano, concede spazi di incontro dislocati nel mondo e offre una cultura alternativa che non si trova altrove.

La fotografia poi si presta particolarmente alle ricostruzioni storiche, perché è immediata nella comunicazione e nel risultato.

Ma come tutte le iniziative, per avere successo, anche questo gruppo ha bisogno di proseliti, di impegno, di un po' di tempo ed interesse verso un modello di "raccolta bibliografica" che può essere molto utile agli smemorati di oggi.

Ho inserito anch'io qualche immagine della mia famiglia, perché credo che la storia d'Italia sia la storia di tutte le famiglie, che nel bene e nel male hanno dato il proprio contributo a quello che siamo oggi.

Carmela Pezzuto

Mi dispiace solo constatare che il sacrificio dei nostri avi, che hanno combattuto per unificare l'Italia prima e per difenderla nelle due guerre mondiali poi, non trovi oggi sufficiente riconoscimento nel nostro paese, in cui alcuni valori si sono persi a tutto vantaggio di costumi, nei quali è difficile essere a proprio agio.

Ma soprattutto addolora pensare che il senso comune di appartenenza, che speriamo si risvegli con il lavoro del gruppo Italiani, brava gente, sia sempre più debole e che si parli di un Nord e di un Sud, come fossimo tornati alle prime pagine del libro di Federico De Roberto.

Direbbe Metternich che "Chi fa la storia non ha tempo per scriverla" e potremmo aggiungere che i viceré non sono poi scomparsi del tutto, ma questa è un'altra dedica...

venerdì 14 novembre 2008

mercoledì 5 novembre 2008

Dedicato a chi paga il canone TV: StreamIT e la TV online

"Mi piace la televisione, soprattutto perché la si spegne facilmente." Robert Mitchum

Quando guardate la TV non vi sorge mai il dubbio che il canone è sprecato per quello che viene offerto? Non vi è mai capitato di sentire una notizia al telegiornale e cercare conferme nella Rete, perché non ritenete imparziale ciò che avete sentito?

Ebbene, se dalla TV passate ad Internet pensando che il Web sia più libero, allora siete pronti anche voi per gustare la televisione del futuro.

La TV, quella buona, varia, nuova e multifunzione come una lavatrice, va sul Web, perché quella tradizionale non lascia spazio più a niente di diverso che non parli con la voce rauca e maschile della De Filippi, non vesta i succinti abiti di veline, non aspetti il miracolo dei pacchi o non discuta con il canarino di Del Piero.

Intendiamoci, nulla da ridire su coloro che la sera, affondati nelle poltrone o in comodi divani, si trastullano davanti ai programmi che abbiamo acquistato o meno con il canone RAI - de gustibus! - ma a volte bisogna cambiare, diventa un'esigenza della nostra mente, quella di poter vedere qualcosa di diverso e più fruibile.

Ho gironzolato su Internet alla ricerca di una valida alternativa al piccolo schermo, che non abbia necessariamente un telecomando con le pile puntualmente scariche, che non mandi una pubblicità ogni 30 secondi di film e che potesse dirmi cosa sto guardando, se per puro caso le facce dovessero essere diverse dalle solite note.

Mi sono così imbattuta in StreamIT, qualcosa di più di una TV, qualcosa di meno di ciò che può ancora accadere, qualcosa di interessante per capire dove sta andando la tecnologia televisiva.

Il sito è in 3 lingue, fra cui non manca finalmente l'Italiano, e questa è già una grande cortesia verso chi conosce l'inglese, ma vorrebbe ogni tanto esercitare anche la lingua che fu di Dante; la grafica è eccellente, l'interattività davvero ben riuscita e i programmi ben titolati.

In giro per la Rete poi si trova tanto ancora, inclusi e da non sottovalutare, alcuni video su You Tube, che può essere considerato una sorta di TV popolare, fatta di stralci di vita quotidiana o di trasmissioni del piccolo schermo, che vengono anche votati.

Ma soprattutto Internet veicola l'altra informazione, quella che non va sulla TV perché, fra beghe politiche, mancate elezioni, interessi privati e scarso rispetto per il popolo pagante, è scomoda.

Insomma, oggi la cultura passa prima da Internet e con qualche eccezione arriva, con non poco ritardo, anche in TV; la Rete è un open space che accoglie culture diverse, cui ognuno di noi dà il suo contributo, e nel bene o nel male, possiamo scegliere. Il piccolo schermo può soddisfare ancora questa esigenza di varietà?

sabato 1 novembre 2008

Dedicato a chi i bidoni dell'immondizia non sapeva dove metterli...

Vivo nella città del Barocco, la "piccola Firenze", come molti l'hanno definita: Lecce è un concentrato di palazzi e chiese cesellate da mani maestre, che hanno modellato in maniera spettacolare la morbida pietra bianca, regalando alla città un patrimonio artistico ed architettonico che ha pochi concorrenti in Italia.

Scorcio Duomo

I turisti si incantano dinanzi allo splendore di Santa Croce e San Giovanni Battista, ma non possono mai girare le spalle alle facciate delle chiese, pena privare gli occhi di tanto incanto e incorrere nell'alto genio di chi ha pensato strategicamente di posizionarvi di fronte il cassonetto dell'immondizia.

day after day

Ebbene sì, a Lecce abbiamo un'Amministrazione Comunale tanto precisa da aver quasi preso le misure: di fronte alle chiese svettano dei pittoreschi bidoni dai colori ecologici verde e blu, in una sfilata di "arte moderna", più simile ad un incompreso Fontana che al nostro beneamato Zimbalo.

Uscire da una chiesa barocca e mettere a fuoco il bidone dei rifiuti urbani è un po' come uscire da un bar con il gelato in mano e godere dello spettacolo di un cane che lascia i suoi bisogni sul marciapiede, ma è probabile che mi stia sbagliando, che c'è una strategia del posizionamento del bidone, che ha una sua finalità, anche se ai cittadini ignota.

Se è così, mi scuso con il turista che me lo ha fatto notare chiedendomi il perché il bidone fosse proprio lì, in bella vista su tutte le foto ricordo: io non ne conosco il motivo e come cittadina non l'ho chiesto all'Amministrazione, mea culpa!

Ma alle prossime elezioni chiederò i bidoni in pietra leccese in stile barocco, almeno si integreranno con l'architettura delle chiese. Intanto dedico questo post a tutti coloro che la notte hanno dormito sonni travagliati, pensando a quale fosse la posizione migliore per il cassonetto dei rifiuti, sarà stato davvero difficile collocarli e alla fine avrà esclamato: "Eureka!"

E finalmente il bidone ebbe il suo posto d'onore, e che posto!

giovedì 30 ottobre 2008

I libri e gli autori che possono cambiarti la vita o aiutarti a viverla

"L’uomo scopre nel mondo solo quello che ha già dentro di sé. Ma ha bisogno di conoscere il mondo per scoprire quello che ha dentro di sé" (Hugo Von Hoffmanstahl).

Per conoscere il mondo abbiamo solo due possibilità: leggere la vita e il genio degli altri o vivere la propria per raccontarla, se può essere interessante per gli altri.

Al momento non credo che la mia sortirebbe qualche interesse e così ho lasciato che la buona lettura mi regalasse uno spazio per capire o per accettare quello che il quotidiano ci riserva.

E se anche non si trova proprio una risposta a tutto, nei libri si trova una soluzione per la noia e l'apatia, perché persone come Marquez, Biagi, Pamuk, Giordano sanno parlare dell'universo con la semplicità con cui un bambino chiede il latte quando ha fame.

Ognuno di loro ha lasciato una traccia di sé:

a Marquez va il merito di aver descritto la vita, non come semplice successione di eventi o di storie, ma come quadro in cui i colori, giusti o sbagliati che siano, ben accostati o contrastanti, armoniosi o obrobriosi, sono sempre reali, basta saperli ammirare. I suoi "Cent'anni di solitudine", "L'autunno del patriarca", "Il generale nel suo labirinto" sono un esercizio di stile insuperabile, da cui si può imparare a credere nelle potenzialità dei difetti di ognuno e a parlare con le giuste parole;

a Biagi va il ringraziamento di riuscire a far piangere della sincerità dei sentimenti nelle sue opere e nella sua "Lettera d'amore ad una ragazza di una volta". A lui va il merito di aver descritto un'Italia che in pochi conosciamo, con l'affetto che un italiano disilluso può mettere nella descrizione dei fatti della sua terra, con la lucidità di uno straniero impegnato in un reportage e la partecipazione di un partigiano, che c'era suo malgrado quando avrebbe potuto scegliere di eclissarsi;

a Pamuk devo riconoscenza per aver descritto l'arte come amore per ciò che le mani sanno fare di buono e per gli errori che seminano. "Il mio nome è rosso" è un capolavoro di somma cultura, dove metafore e descrizioni artistiche sono un modo nuovo e importante di vedere l'arte, la sua perfezione nell'errore e la dedizione che molti hanno investito in essa per regalare qualcosa di unico al mondo;

a Giordano va il mio in bocca al lupo per la sua carriera di scrittore, brillantemente lanciata con "La solitudine dei numeri primi", un libro scritto con una lingua che sembra tanto scontata quanto difficile da praticare all'occorrenza. La storia semplice e senza fronzoli, lineare come la visione di chi il mondo lo vede in bianco o in nero, riserva in realtà risvolti imprevisti che turbano gli equilibri per dimostrare che nulla è matematico nei sentimenti, se non la certezza di commettere spesso errori con la facilità con cui si mangia. La solitudine altro non è che la legge matematica secondo cui prima o poi a tutti capita di sentirsi soli in mezzo agli altri.

Queste brevi (o lunghe?) farneticazioni sono dedicate a chi, come me, fiuta i libri nuovi quando li scarta, li tocca ogni tanto quando sono nelle librerie, li conta per assicurarsi che non ne manchino, li riapre per cercare risposte o per porsi domande quando le cose prendono percorsi imprevisti.

Dedico questo post anche agli autori citati, che fanno (o hanno fatto) ciò che amano fare senza preoccuparsi del successo, perché solo ciò che si ama fare dà soddisfazione anche quando gli altri non ti riconoscono alcun merito.

mercoledì 29 ottobre 2008

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